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«Ma chi è questo Riccardo Ricciardi? Perché mi tira in ballo? E come si permette di parlare della Lombardia? Poi dici che uno gli mette le mani addosso».

sbuca dall’aula della Camera alle dieci del mattino, mascherina sul volto e nuovo look con barba e capelli lunghi. È una furia, grida che «così non si può fare», vede Roberto Speranza che parla con il collega di Leu Nico Stumpo nel mezzo del Transatlantico di Montecitorio e va loro convegno, come a chiedere aiuto: «Tira male, io ve lo dico. Qui finisce male. Qualcuno deve metterli in riga questi dei Cinque Stelle, perché una roba del genere è inconcepibile. Coi morti che ci sono stati...».

si è appena scusato per il pugno sullo scranno della presidenza. «Io sono di Brescia e per colpa del virus ho perso tre amici», ha le lacrime agli occhi il presidente del Copasir. Giorgetti conforta il collega, poi di nuovo attacca: «Non si può chiedere collaborazione alle opposizioni e poi venire qui a provocarci sui morti». La seduta, sospesa per zuffa, riprende. Prima di entrare in aula Giorgetti si blocca sulla porta: «Prendere per il c... sui morti, anche no».
Alle quattro del pomeriggio il numero due della Lega sta per infilarsi in macchina alle spalle di Palazzo Madama, dove il presidente Conte è appena andato via dopo l’informativa al Senato.


«Io mi sono chiarito con il capogruppo Davide Crippa».


«Con Di Maio io vado sempre d’accordo».


«No, non sto scherzando».


«Tutti han capito. Questi ragazzi qua li bombano... A quello gli parlavi, ma era come se non sentisse. Andava per conto suo».


«Non so se era tutto organizzato. So che in questo momento qua uno può fare tutte le critiche che vuole, ma è il modo che non va bene».

), perché tutti possono sbagliare. Però farlo in quel modo, in una condizione di questo tipo, proprio non ha senso».


«Appunto, non è tanto l’attacco alla Regione Lombardia. È che un intervento come quello è contro chi gli ha chiesto di avere un altro tipo di atteggiamento».


«Di Conte non lo so, non lo so».


«Boh, forse Ricciardi si era preso qualche cosa».


«A occhio e croce mi sembrava a sufficienza in imbarazzo».


«In questo momento secondo me c’è da dare da mangiare alla gente, poi si vedrà. Però dico anche che se uno si sforza di portare la discussione su un tono civile e l’esito è questo qua... Io non capisco davvero a che pro, a che cosa serva».